Nel film documentario “Comizi d’Amore” Pier Paolo Pasolini intervistò Giuseppe Ungaretti, uno tra i più noti poeti del secolo scorso, il quale alla domanda cosa sia l’omosessualità rispose “Ogni uomo è fatto in un modo diverso, nella sua struttura fisica, fatto anche in un modo diverso nella sua combinazione spirituale. Tutti gli uomini sono a loro modo anormali, tutti gli uomini sono in un certo senso in contrasto con la natura. E questo sin dal primo momento: l’atto di civiltà, che è un atto di prepotenza umana sulla natura, è un atto contro natura.” Cercando una chiave di lettura per interpretare queste affermazioni si può dedurre che è errato affermare di essere normali, perché nessuno è uguale agli altri sia dal punto di vista fisico che interiore, perciò si è in contrasto con la natura. Per quale motivo si è in contrasto con la natura? La natura regola l’equilibrio interiore degli esseri umani ed essendo tutti differenti si hanno pensieri diversi. In una società civile si ha la convinzione che sia naturale seguire degli stereotipi, dimenticando che ogni persona è unica nel suo genere e che l’atto di civiltà, in questo caso, è una sopraffazione sulla libertà di pensiero degli esseri umani. Tale riflessione scaturisce da un avvenimento accaduto recentemente nella cosiddetta società civile, si parla dell’aggressione fatta ai danni di due ragazzi gay in cui uno è stato accoltellato e ricoverato con urgenza all’Ospedale S. Eugenio di Roma. È triste pensare che nel duemilanove vi siano ancora episodi di discriminazione, di odio verso persone considerate, da molti frangenti di questa società, diverse ed è ancora più avvilente vedere che l’ignoranza abbia il sopravvento. Discriminare, uccidere il diverso, rende gli ignoranti nella loro ignoranza detentori di un potere immaginario e coesistere in armonia mi rendo conto sia difficile, ma agire come bestie è deplorevole. Sara Fresi - IDV Civitavecchia
 Non tutti ricordano la storia di Peppino Basile, un consigliere comunale dell’Italia dei Valori di Ugento, un piccolo paese del Salento, assassinato con ben 19 coltellate la notte tra il 14 ed il 15 giugno 2008. I media nazionali si affrettarono a liquidare il caso come “omicidio passionale”, deviando l’attenzione dal reale movente dell’assassinio: le battaglie scomode di Basile in difesa dell’ambiente e contro “o’ sistema”, la devastazione del territorio ad opera dell’amministrazione comunale di Ugento, con la complicità di imprenditori e affaristi locali. Basile aveva preso di mira le irregolarità compiute nella discarica abusiva di Contrada Burgesi (una mancata bonifica costata 3 milioni di euro, in 40 ettari di cave destinate a diventare la più grande pattumiera d’Italia), sulla quale la Guardia di Finanza ha imposto il sequestro. Le sue agguerrite audizioni nell’aula del consiglio comunale di Ugento e nell’amministrazione provinciale di Lecce non risparmiavano nemmeno la gestione del parco della Marina, gli interessi della Erg nel mega parco eolico di Ruffano, l’abusivismo edilizio nel villaggio turistico Orex e presunte irregolarità nella concessione della Pineta comunale. A distanza di un anno dall’omicidio Basile, nonostante l’indagine aperta dalla Procura di Lecce, non sono ancora stati individuati i diretti responsabili. In un video pubblicato su Youtube, Pierfelice Zazzera, deputato pugliese dell’Italia dei Valori, denuncia la mancanza di chiarezza nella vicenda e ricorda un primo dato importante: tre giovani esponenti di Alleanza Nazionale, interrogati e rilasciati dalla polizia, sarebbero gli autori materiali delle scritte sui muri che minacciavano di morte il consigliere Basile. Uno di questi è il nipote di Eugenio Ozza, il sindaco di Ugento. Per ora non ci sono arresti e gli unici due indagati sono i vicini di casa di Basile, tra cui un ragazzo di 17 anni interrogato in qualità di testimone dell’omicidio e indagato insieme al padre per false dichiarazioni (avrebbe mentito su alcuni dettagli dell’omicidio per coprire qualcuno). Dopo la quinta audizione il giovane si trova anche accusato di favoreggiamento dal pm Simona Filoni, della Procura per i minorenni di Lecce. Altri minori sono ascoltati in queste ore dalla Procura, nomi nuovi, non ancora iscritti nel registro degli indagati, che potrebbero riferire altri particolari della notte in cui Peppino Basile venne brutalmente assassinato. In attesa di una svolta nelle indagini, non resta che l’accorato appello di Don Stefano Rocca, il parroco di Ugento, che nel porgere gli auguri alla nuova giunta provinciale di Lecce, invita il presidente Antonio Gabellone ad impegnarsi per fare chiarezza nel giallo della morte di Basile: “Siamo consapevoli che il silenzio non porta sicuramente frutti – dichiara nella sua lettera Don Stefano – e occorre parlare per aiutare gli investigatori nel loro delicato lavoro. Credo che una parola autorevole come quella di un presidente della Provincia, rafforzata da altre autorevoli voci (ad es. l’onorevole Fitto e gli esponenti del centrodestra rimasti fino ad ora in silenzio, ndr) suscitino un incoraggiamento verso coloro che potrebbero collaborare per svelare una verità che sta diventando sempre più un mistero. Presidente, le chiedo come già sta facendo per altre situazioni gravi del nostro territorio (vedi l’ambiente), di prendere in forte considerazione questo mio appello che sta durando da circa 13 mesi, di farlo suo e dell’intera giunta provinciale. Il delitto Basile non deve e non può rimanere un giallo, perché occorre dare volto e nome a coloro che hanno macchiato la nostra terra”.
Per approfondimenti: http://www.iltaccoditalia.info
Il giorno 2 Luglio 2009 il Ddl Sicurezza è stato approvato in via definitiva dal Senato ed è diventato legge (157 si, 124 no e 3 astenuti). Il pacchetto sicurezza comprende, tra le altre cose: l’introduzione del reato di immigrazione clandestina; il prolungamento fino a 180 giorni degli extracomunitari che entrano in Italia senza permesso di soggiorno in Centri di Identificazione ed Espulsione; l’istituzione delle ronde cittadine. Noi della sezione locale Italia dei Valori siamo contrari alla Legge Sicurezza per le seguenti ragioni: l’introduzione del reato di immigrazione clandestina prevede che il soggetto non rischi l’arresto ma un’ammenda dai 5.000 ai 10.000 euro (un immigrato che viene in Italia, perchè vive nel profondo disagio economico, non può avere a disposizione quella somma di denaro). I Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), chiamati precedentemente Centri di Permanenza Temporanea (CPT) sono strutture istituite in ottemperanza a quanto disposto all'articolo 12 della legge Turco-Napolitano (L. 40/1998) per ospitare gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera” nel caso in cui il provvedimento non sia immediatamente eseguibile ed hanno la funzione di consentire accertamenti sull’identità di persone trattenute in vista di una possibile espulsione, ovvero di trattenere persone in attesa di un’espulsione certa. Pensare che sono migliaia gli immigrati clandestini presenti sul territorio nazionale e i CPT o CIE attualmente sono: Bari-Palese, area aeroportuale – 196 posti. Ente gestore: Croce Rossa Italiana; Bologna, Caserma Chiarini – 95 posti. Ente gestore: Confraternita della Misericordia; Caltanissetta, Contrada Pian del Lago – 96 posti. Ente gestore: Cooperativa Albatros; Crotone: Sant' Anna, Isola Capo Rizzato; Lamezia Terme – 75 posti. Ente gestore: Cooperativa “malgrado Tutto”; Lampedusa: Nuovo CSPAII (Centro di Soccorso e prima accoglienza immigrati irregolari) Contrada Imbriacola nel sito ex Caserma EI, costruito ex novo secondo criteri dedicati; Gradisca d’Isonzo – 136 posti. Ente gestore: Consorzio Connecting People; Milano, Via Corelli – 112 posti. Ente gestore: Croce Rossa Italiana; Modena, Località Sant’Anna – 60 posti. Ente gestore: Cooperativa Albatros; Ragusa: ex-Somicem Agip, via Colajanni; Roma, Ponte Galeria – 300 posti. Ente gestore: Croce Rossa Italiana; Torino, Corso Brunelleschi – 92 posti. Ente gestore: Croce Rossa Italiana; Trapani, Serraino Vulpitta – 57 posti. Ente gestore: Cooperativa Albatros. È necessario ricordare i fatti accaduti nel Centro di Primo Soccorso e Accoglienza di Lampedusa in seguito alla sua trasformazione in Centro di Identificazione ed Espulsione. Durante il mese di febbraio in diverse occasioni i migranti, trattenuti presso il Centro già da diversi mesi, fecero scioperi della fame e compirono atti di autolesionismo (ingestione di oggetti metallici, quali lamette, ecc.); almeno quattro sono stati trasferiti negli Ospedali di Trapani e Palermo, altri, feriti, sono stati soccorsi all’interno del Centro. L’istituzione delle ronde cittadine è una sorta di giustizia fai da te, perché verrà dato modo ai cittadini di occuparsi di sicurezza e come ai tempi del fascismo, anche questa volta, le squadracce sono coperte dallo Stato, anzi a differenza di allora, in cui la copertura era solo politica, ora sono tutelate da una legge statale. Se lo Stato ha diminuito l’organico e i mezzi alle forze dell’ordine, come faranno queste ultime a occuparsi anche delle ronde? Lo spiega il Segretario Generale del SAP (Sindacato Autonomo di Polizia) Nicola Tanzi che è perplesso per ciò che concerne le ronde e per il reato di clandestinità “Perplessità che derivano dalla consapevolezza di non poter far fronte all'aumento di lavoro che si determinerà per le forze dell'ordine a causa della mancanza di risorse economiche, di uomini e di mezzi. - spiega Tanzi - Le ronde causeranno, infatti, un aumento delle chiamate ai numeri di emergenza, a cui difficilmente riusciremo a far fronte". "Il reato di clandestinità, che non ci vede pregiudizialmente contrari, determinerà, invece, - sostiene il sindacato di polizia - delle incombenze di natura operativa e burocratica gravose”. Noi dell’Italia dei Valori siamo convinti che la sicurezza del cittadino sia un bene prezioso che va perseguito con responsabilità e misura, ma senza sacrificare i diritti umani e la solidarietà. Sara Fresi - IDV Civitavecchia
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FESTA DEI VALORI AD AQUINO (FR) - 5 AGOSTO 2009 TRASCRIZIONE INTERVENTO ANDREA GIOVINAZZI "Buonasera a tutti. Mi chiamo Andrea Giovinazzi e vorrei parlarvi della situazione della banda larga nella nostra nazione e, più in particolare, nella nostra zona. Una connessione veloce non serve soltanto per scaricare musica o film, ma rappresenta l'accesso alla più grande ed importante fonte di cultura, di opportunità e di informazione libera. Tutto ciò per non pochi cittadini rappresenta una chimera, ed il gruppo giovani dell'Itala dei Valori è qui per proporre una concreta soluzione al problema. Nelle pubblicità di Telecom Italia e degli altri provider vengono sbandierate velocità elevate e fantomatiche coperture che arriverebbero quasi al 100% della popolazione, ma non è affatto così: in Italia circa il 25% dei Comuni, quasi tutti piccoli ma non tutti piccoli, sono senza connettività diversa dal 56k. Com'è possibile questo? È possibile perché noi abbiamo una delle reti telefoniche forse più vecchie del mondo, costruita dalla Sip, poi diventata Telecom Italia, la quale è stata privatizzata nel 1999 e da quel dì gli investimenti sulla copertura e sulla manutenzione sono diventati minimi.
Il problema della connettività, a maggior ragione in un paese come il nostro che è schiavo dell'informazione televisiva totalmente di parte, è ancora più sentito. Personalmente sono uno che guarda poca televisione e si informa moltissimo su Internet; non tutti possono fare altrettanto perché non tutti sono raggiunti dalla connettività a banda larga.
Negli ultimi anni sono stati utilizzati soldi pubblici per allargare la copertura ADSL grazie a degli accordi tra alcune regioni e Telecom Italia, la quale ha ringraziato ed ha portato delle connessioni scadenti ed economiche, le cosiddette mini-ADSL, con le quali non è nemmeno possibile vedere un video su YouTube in maniera fluida: hanno una velocità massima meno di un 1/10 di quella di una normale connessione ADSL e la banda disponibile viene divisa in base al numero di utenze connesse in quel determinato momento, quindi bastano 10 computer accesi per far scendere la velocità ad un centesimo di una connessione normale. Nella provincia di Frosinone abbiamo numerosi apparati di questo tipo, purtroppo: Colfelice, Villa Santa Lucia o la contrada Sant' Oliva di Pontecorvo, tanto per citare qualche esempio a pochissima distanza da noi.
Tanto per intenderci, siccome queste centrali non saranno mai modernizzate, hanno utilizzato i nostri soldi per una tecnologia vecchia, con risultati pessimi. In alcuni casi si è cercato di superare questo problema utilizzando delle tecnologie alternative come quelle legate al wireless, ma varie leggi nazionali (una su tutte il Decreto Pisanu del 2005) hanno molto limitato la diffusione del wi-fi ed una scriteriata asta tenutasi circa un anno e mezzo fa ha ammazzato sul nascere la possibilità che il wi-max, utilizzata con successo all'estero, potesse risolvere il digital divide. Facciamo un esempio concreto: una connessione a banda larga è anche sinonimo di telefonate a costo zero, usando programmi come Skype o similari. Io capisco che qualcuno avrà delle difficoltà a capire come si usa Skype, ma basta una persona in ogni famiglia che si occupa della parte più, diciamo così, “tecnica”, e tutti gli altri membri, utilizzando una cornetta non connessa al telefono tradizionale ma al computer, parlano gratis per ore, tutto il tempo che si vuole. Faccio un esempio per le persone non della mia generazione che magari hanno diffidenza nell'avvicinarsi ad un computer: chi di voi ha un figlio, un nipote o un parente che vive magari nel nord Italia o addirittura all'estero? Bene, con la banda larga voi potete parlare e vedere tramite una telecamerina i vostri cari totalmente gratis. Bisogna sapere che andando a toccare il settore delle telecomunicazioni è come se si andasse in un certo senso a toccare il settore dell'acqua e dei rifiuti: ci sono enormi interessi che girano, perché chi comanda le telecomunicazioni ha in mano tutto il paese.
Parliamo ora più approfonditamente della situazione della nostra zona e di come si può risolvere il problema. Come detto, la nostra provincia ha numerossissme zone non coperte o coperte utilizzando tecnologie obsolete e molto poco preformanti. Purtroppo non si può fare una mappatura precisa della diffusione della banda larga in quanto Telecom Italia fornisce solo l'elenco delle zone coperte ma non quello delle aree scoperte. Da quello che mi risulta, smentitemi se sbaglio, Aquino ha una sola centrale che riesce a coprire tutto il territorio, ma mi piacerebbe sapere le prestazioni delle connessioni di chi abita verso la Volla, ad esempio. Difatti le prestazioni dell'ADSL peggiorano sempre più all'aumentare della distanza dalla centrale Telecom: ad esempio nel nostro capoluogo, Frosinone, dove c'è la 20 mega, alcune zone troppo lontane dal centro non riescono neanche a connettersi con il 56k, ma per Telecom Italia risultano coperte in quanto connesse ad una centrale con ADSL. Ecco come imbrogliano sulle cifre! Realtà di questo genere sono comunissime, ed unite ad altre situazioni tipiche delle nuove zone delle grandi città, dove alcune vetuste strutture tolgono la possibilità di avere la banda larga, formano la grande bugia che ad ogni pubblicità viene perpetrata, ovvero le fantomatiche coperture di cui parlavo prima. Questi apparati si chiamano MUX e sono presenti anche nelle nostre zone, ad esempio ce n'è uno all'altezza del bivio per Villa Santa Lucia, sulla Casilina, e personalmente ne ho individuato uno (per fortuna non più utilizzato) nelle campagne di Roccasecca, verso Pontecorvo. In pratica, anni ed anni fa la SIP, nelle zone dove la crescita demografica è stata elevata, ha installato i MUX al posto di costruire una nuova centrale. Ma questi non permettono il passaggio dell'ADSL, impedendo senza appello a chi è connesso a loro di avere una connessione decente.
Analizziamo qualche zona scoperta: io sono di Roccasecca e nel mio comune ci sono 3 centrali. Di queste, solo una, quella della zona Scalo, ha l'ADSL (e neanche da molto), mentre le altre due sono scoperte. Io abito nella zona del centro storico e se non ci fosse un provider locale che fornisce la banda larga wi-fi sarei anche io con il 56k. Perché queste discriminazioni? Perché queste differenze? Si dirà, Telecom Italia essendo un'azienda privata, investe solo dove c'è maggiore profitto. Logico, se solo la realtà fosse questa! Avete presente il paese di Rocca D'Arce? Ebbene, questo piccolo borgo di 991 anime ha da anni addirittura la 20 mega, ovvero la velocità che nella nostra provincia si raggiunge, tranne rarissime eccezioni, sono a Frosinone e Cassino! Non dico falsità, sono dati verificabili da chiunque. Ecco, io vorrei che qualcuno di Telecom Italia spiegasse perché Rocca D'Arce merita la 20 mega e Roccasecca (ma qualunque altro paese scoperto) merita il 56k. Non fraintendetemi, non ce l'ho assolutamente con Rocca D'Arce, anzi sono molto felice della loro situazione, per me la diffusione della banda larga è fondamentale specialmente nei piccoli paesi, ma consentitemi di indignarmi, almeno.
Vorrei che qualcuno chiarisse i motivi di questa scelta che, all'apparenza, è economicamente assurda. Vorrei che qualcuno spiegasse perché a Monte San Giovanni Campano, uno dei comuni più grandi come estensione territoriale della nostra Provincia, solo una delle tante centrali è coperte: solamente nella zona Colli si ha diritto a navigare decentemente? Perché nelle altre no? Ancora una volta, tutto ciò sembra non avere senso. Sarebbe molto positivo se Telecom Italia avesse con i suoi utenti un rapporto chiaro e franco, invece di nascondersi dietro ai ragazzi dei call-center che, mandati quasi allo sbaraglio, sono costretti a prendersi le sfuriate dei clienti che rimangono basiti dagli atteggiamenti e dalle strategie del più grande gruppo di Telecomunicazioni in Italia ed uno dei più grandi al mondo. Perché, ricordiamo, anche chi non ha l'ADSL paga il canone, che cresce costantemente mentre i servizi rimangono di basso livello. Noi giovani dell'Italia dei Valori vogliamo che un accesso dignitoso alla rete sia un diritto di tutti e non solo di qualcuno. Arriviamo a qualche conclusione: come si può risolvere, o almeno ridurre al minimo, il problema del digital-divide? Abbiamo pensato a due strade: una riguarda le utenze private di ogni cittadino, l'altra uno spazio pubblico in ogni comune. Ma andiamo per ordine: analizziamo la prima problematica, il diritto di avere l'ADSL in ogni casa. Se attendiamo che Telecom Italia faccia qualcosa entro breve tempo, penso proprio che aspetteremo a lungo. Allora si potrebbe intervenire a livello regionale con dei fondi pubblici? Si, purtroppo aggiungerei. Ma ha senso dare dei soldi a Telecom se poi, come abbiamo visto, si rischia seriamente di vedere impiegati questi fondi per delle tecnologie vecchie e lente? Allora la soluzione, secondo il nostro punto di vista, è il wi-fi. Come detto, ne sono in prima persona un utilizzatore estremamente soddisfatto (ovviamente non dirò il nome della società a cui sono abbonato). Purtroppo però, essendo i provider che forniscono il servizio molto piccoli e quindi con un capitale limitato, gli investimenti per la copertura sono estremamente oculati ed i prezzi non sono alla portata di tutti. Difatti per usufruire del servizio è necessario dotarsi di alcuni apparati (come un ricevitore che va messo sul tetto di casa) che hanno un costo: attualmente l'operatore di cui vi parlo offre un pacchetto comprensivo di apparecchi ed installazione ad un prezzo di circa 140€ una tantum, più ovviamente il canone mensile. La nostra proposta è: la Regione (o la Provincia, insomma un ente pubblico) deve collaborare con questa società, magari aiutandola negli investimenti per coprire tutto il territorio e finanziando alle famiglie meno abbienti il costo iniziale di cui vi ho appena parlato, e magari, parte del canone. Ora passiamo al secondo punto: noi proponiamo che, per legge, in ogni comune ci debba essere un'area wi-fi gratuita o a prezzi veramente modici. Che sia un parco, una piazza, una biblioteca, non importa. Ogni amministrazione dovrà istituire una zona dove i cittadini, dopo essersi appositamente registrati ed aver ottenuto una password d'accesso, possano navigare tranquillamente, senza costi. Ciò è estremamente facile e veloce da realizzare (recentemente tutto il centro di Venezia offre questo servizio, ma gli esempi sono tantissimi) ed offre anche qualche posto di lavoro: infatti dovrà esserci un addetto che si occupi della registrazione dei nuovi utenti e del monitoraggio della rete, e questo semplice compito potrebbe essere svolto, ad esempio, da qualche ragazzo del servizio civile. Insomma, si uniscono due aspetti importanti e si fornisce un servizio utilissimo alla cittadinanza. Il costo di entrambi i progetti non sarebbe affatto elevato e permetterebbe a tutta la nostra Provincia di avere un servizio fondamentale. Internet, almeno fino ad ora, è l'unico mass media non assoggettato al potere, dove si può parlare liberamente, dove i censori ancora non arrivano. C'è un'importante obiezione alla mia proposta, un'obiezione che io capisco appieno e che non ho mai sottovalutato: ma il wi-fi fa male? Io non sono uno scienziato, e anche se lo fossi non potrei darvi risposte sicure. Ma posso dirvi che non ci sono, dopo tutti questi anni in cui la tecnologia si è diffusa, delle prove concrete della sua dannosità e che un ripetitore wireless emette circa 20 volte meno onde elettromagnetiche rispetto ad un cellulare che tutti portiamo in tasca! I diffusi allarmismi sono quindi totalmente fuori luogo.
Queste sono le proposte dei giovani dell'Italia dei Valori: ci piacerebbe sapere se gli altri partiti giudicano questo tema importante e come pensano di poterlo risolvere. Negli anni i vari governi di destra e sinistra hanno promesso mari e monti, ed ovviamente praticamente niente è stato fatto in concreto. Dal Ministero delle Comunicazioni, i vari Gasparri, Landolfi, Gentiloni e Romani si sono riempiti la bocca con finanziamenti per centinaia di milioni di euro che nessuno ha mai veramente investito. A chi interessa la diffusione della banda larga? A chi interessa fornire ai cittadini un servizio indispensabile? Noi ci stiamo dando da fare anche su questo tema, come dimostra la nostra presenza qui stasera. Intendiamo arrivare alle istituzioni locali, nazionali ed europee, tramite i nostri rappresentanti che già si sono dimostrati interessati alle nostre idee."
 Anche i giovani dell'Italia dei Valori del Lazio aderiscono alla giornata di protesta contro il DDl Alfano, che con l'introduzione di alcune norme "ammazza rete", come l'obbligo di rettifica entro 48 ore per i blog, rischia di limitare fortemente la libertà di espressione ed informazione su internet. Per questo siete tutti invitati stasera alle 18.00 a Piazza Navona a Roma per protestare insieme. Per l'occasione saranno distribuite gratis le magliette con la scritta "Giorgio non firmare".Vi aspettiamo numerosi. A stasera!
 Io devo aver studiato in un paese straniero e non me ne sono resa conto. Leggendo i giornali che dovrebbero essere scritti da intellettuali che conoscono bene l'uso della grammatica e delle parole rabbrividisco nel sentirmi ignorante. Io ignoravo fino a poco fa che l'immigrazione è un problema come ignoravo che i Rom fossero un problema. Ho sempre creduto che l'immigrazione fosse un fenomeno e che i Rom fossero un'etnia. Ho sempre creduto che i fenomeni andrebbero gestiti e che con le etnie diverse dalla propria bisogna imparare a convivere civilmente. Invece oggi imparo da cotanti giornali che gli immigrati sono un problema di per sé, nessuno specifica che il problema in realtà è lo stato di clandestinità, lo sfruttamento da parte di persone senza scrupoli del loro lavoro in nero, la schiavitù e i loro problemi di integrazione. Lo stato di clandestinità poi in questo paese è frutto non tanto della volontà o meno del clandestino ad essere regolare ma dell'incapacità dello Stato di gestire tale fenomeno. Allora i titoli dei giornali dovrebbero essere: "EMERGENZA DELLO STATO! Non siamo capaci di gestire il fenomeno!" con annesso articolo che spieghi il perché di ciò nei fatti. Invece sono tutti incentrati a riportare le parole pedisseque di tale politico e di quell'altro politico che tutto possono dire ma che sicuramente non informano nessuno della situazione reale. Lo stesso dicasi per i campi nomadi e per i Rom. Se c'è un'etnia da far conoscere meglio il metodo migliore è staccarsi dalla poltrona in redazione e andare in giro a chiedere, vedere, controllare. Invece non succede, anzi. Succede che a descriverci i Rom sono i politici (che rom non sono e che generalmente abitano a debita distanza da loro e che non hanno mai messo piede in un campo nomadi) con le loro tesi politiche. Allora dov'è la notizia? Ciò che farfuglia un politico è l'unica notizia che ci spetta? Chi è che descrive il paese in cui viviamo? I politici? E vogliamo dare loro questo compito quando si sa perfettamente che loro descriveranno il paese che più gli conviene piuttosto che quello reale? L'immigrazione non solo non è un problema di per sé, ma adeguatamente gestita può essere una risorsa formidabile per un sistema paese. Anche la diversificazione delle etnie e delle religioni in un paese civile porta accrescimento e nuove conoscenze, porta ad un confronto costruttivo. In Italia no, semplicemente perché oramai dubito che esista un sistema paese che regga. Sono anni che in campagna elettorale non sento più parlare di un progetto di governo che includa i problemi sociali inseriti nel contesto più ampio di sistema paese. Forse Prodi cercò di dire alcune cose a riguardo ma non sono state poi tanto descritte (e poi comunque è affondato qualsiasi buono proposito in tal senso). Posso io andare a votare a seconda del fatto che ho una casa di proprietà e pago l'ICI o sono un artigiano e non voglio tassazioni su di me o se sono un delinquente perché mi fanno una legge che mi scarcera ogni volta e non devo pagare conseguenze? Io dovrei andare a votare per chi propone idee fattibili, reali e concrete su come va gestito questo paese, su come gestire ogni singola sfumatura sociale, amministrativa, politica e chi più ne ha più ne metta. Non dovrei aspettare che in Italia tutti diventino GAY per poter sperare in una legge che applichi un diritto sancito dalla costituzione (pari diritti-doveri). Non devo sperare che tutte le donne d'Italia facciano un patto e rimangano tutte incinte nello stesso anno per poter vedere una legge a tutela della maternità e che aiuti economicamente queste future mamme a dar da mangiare al loro bambino. Non devo sperare che in tutt'Italia vengano torturate persone per avere una legge che sancisca che la tortura è un crimine. Ma in fondo in qualche cosa dovrò pur sperare per andare avanti. Forse devo sperare che le persone quando andranno a votare la prossima volta siano più consapevoli che il loro voto dovrà essere per chi propone idee decisive che migliorino la vita a tutti. A me, all'immigrato, al Rom, all'imprenditore, al carabiniere, all'insegnante, allo studente, ai gay, alle donne, ai bambini, agli anziani...in egual misura... Bisognerebbe far capire alle persone che il bene comune è l'unico bene che non ha effetti collaterali.
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